Bootcamp di sopravvivenza terrestre per alieni

Per la serie Memorie di un’aliena #2

bootcamp

Come si riconosce un alieno

1 – L’alieno ha una propensione all’orientamento e alla coordinazione motoria molto approssimativa.

Corollario: lo sport non è esattamente il suo forte.

2 – L’alieno è, tendenzialmente, un genio incomprensibile

3 – L’alieno ha un concetto del trascorrere del tempo molto approssimativo

4 – L’alieno ha una spiccata tendenza al complicarsi inutilmente la vita (e a complicarla anche agli altri)

5 – L’alieno incarna il motto “Meglio solo che accompagnato”. Punto.

6 – L’alieno si galvanizza per cose assolutamente fuori del concetto di normalità terrestre, che, anzi, talvolta generano sbadigli e sguardo assente nell’interlocutore.

Corollario: viceversa, ignora del tutto o quasi e fa fatica a comprendere le cose per cui i terrestri ben integrati si galvanizzano abitualmente.

7 – L’alieno ha un rapporto molto conflittuale col suo avatar terrestre (e si vede)

8 – L’alieno ha seri ostacoli comunicativi coi terrestri integrati

9 – L’alieno non accocchia

10 – All’alieno tutti i terrestri perfettamente integrati sembrano alieni

11 – L’alieno si chiede continuamente: perché proprio qui?

12 – L’alieno ha una memoria selettiva che risponde a criteri extraterrestri: ricorda perfettamente cose del tutto futili e anomale, per i canoni terrestri, mentre fa una fatica assurda, che nemmeno Atlante col pianeta in spalla, a memorizzare fatti, cose, nomi, dati e affini che gli servirebbero veramente.

13 – L’alieno ha una peculiare predilezione per i manuali d’istruzione per l’uso, per l’autodidattismo a oltranza e per Wikipedia.

14 – L’alieno si rapporta agli stupefacenti in modo da rientrare in queste due categorie: A) Ne ha un bisogno viscerale, per dimenticare di essere un alieno in terra straniera e sentirsi più a casa; B) Non ne ha bisogno, perché tutto sommato si sente già abbastanza alieno anche senza (allucinazioni ed altri effetti psicotici compresi).

15 – Gli alieni affollano i reparti psichiatrici e le sale d’aspetto degli studi di analisti, terapeuti, psicoterapeuti, psicologi, counsellors, life coaches, analisti bioenergetici, gestaltici, personali, transpersonali e affini, sia in veste di pazienti sia di tecnici del settore.

16 – L’alieno ha anche la spiccata tendenza a perdere le cose in posti improbabili, che tende poi a ritrovare dopo anni o nel momento sbagliato, dimenticare appuntamenti e percorsi geografici di abituale utilizzo (il che si ricollega ai punti 1 e 12).

17 – L’alieno ha un pessimo tempismo. Per lui è inevitabilmente sempre troppo presto o troppo tardi, e comunque nel posto sbagliato.

18 – L’alieno ha spesso facoltà soprannaturali e medianiche, che non gli sono di nessuna utilità pratica; anzi.

19 – L’alieno è sempre e comunque Minoranza. (Esempio pratico)

(Elenco in continuo aggiornamento)

Detto ciò, nascere nella provincia meccanica di Bari, nel cuore delle Puglie, tra gli anni 80’-90’, ha rappresentato per molti alieni che (chissà per quale motivo cosmico) si sono incarnati da quelle parti, un vero e proprio bootcamp di sopravvivenza all’atmosfera terrestre. Roba che se non trovavi una strategia in extremis di sopravvivenza eri morto per davvero (che all’apparenza poteva sembrare una liberazione… ma se poi rinascevi di nuovo lì? O magari, che ne so, in qualche luogo Padanio, dopo che ti eri fatto il culo per sembrare disinvolto nell’imparare il faticosissimo dialetto locale?).

E molto, a difficilitare le cose, c’entra anche il punto “7”.

Esempio pratico.

Al mio avatar terrestre è capitato di tutto.

Intanto è nato di sette mesi, e ha sostato in un’anticamera preterrestre (= incubatrice) per trenta giorni, senza contatti umani: necessario passaggio di adattamento all’atmosfera terrestre, appunto.

A dodici anni portava il busto ortopedico, gli occhiali da Clark Kent (e questo avrebbe dovuto dirci qualcosa…), e l’apparecchio per i denti.

Lo chiamavano Robocòp, e magari fosse stato davvero così: almeno due razzi in culo ai bulletti del quartierino non glieli avrebbe tolti nessuno. Ma invece no: Robocòp solo di fama.

Dopodiché da Robocòp si è trasformato in un mix di Mariangela, la figlia del ragioniere, e il di lei marito.

Adottava una divisa sì fatta: maglione informe viola e pantaloni extralarge neri, con un casco di capelli informe (per far pendant col maglione) e impossibilmente crespo. Sperava di attrarre la minor attenzione possibile nei corridoi del Morea di Conversano. E c’è riuscito così bene che non ci si filava nemmeno l’ultimo degli ultimi Hobbit della Contea in trasferta.

Questo perché l’alieno si imbottisce di pillole di saggezza fino all’overdose di imbecillità, pillole tipo questa: ma tanto, devo piacere per come sono fatta dentro, che chi si ferma all’apparenza è superficiale.

No, non commentate, è superfluo.

Nel frattempo quindi, per un bel po’ di anni, il mio avatar e io abbiamo fatto vite parallele, un po’ come la Marchini e Pazzaglia in Separati in casa.

Finché la dermatite imperante, e lo spettro del diabete tipodue che in famiglia non è un estraneo, l’inconcludenza esistenziale, e altre piccole considerazioni del caso (tipo la castità coatta) non ci hanno costretto a metterci a quattrocchi, intorno a un tavolino, e dirci: “Mbè. Che vogliamo fare? Ce lo vogliamo fare un giro di giostra normale su questo pianeta e magari, per sbaglio, divertirci pure?”.

Allora per una volta ci trovammo d’accordo.

Ma decidere una cosa e farla, ho scoperto sulla Terra, non è esattamente un meccanismo automatico e immediato.

Come dice quel maestro di T’ai Chi: se lo sai fare è fazile, se non lo sai fare è diffizile.

Appunto.

L’ultima avventura che il mio povero avatar ha dovuto subire (e qui entriamo veramente nella fantascienza, se non addirittura nel fantasy) è stata profetizzata dal mio romanzo: una delle due protagoniste della “forse-quadrilogia” di cui esistono (nel mio PC) attualmente il primo ed il terzo libro (per ulteriori approfondimenti, rivolgersi qui) ad un certo punto del primo viene ferita, e si ritrova senza un ovaio. Il destro.

Sei mesi dopo la stesura, un ginecologo locale scopre nel mio avatar una palla da rimuovere sull’ovaio. Il destro.

Ancora dubbi sulla mia alienità?

Per ulteriori esempi pratici, ci aggiorniamo prossimamente.

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4 thoughts on “Bootcamp di sopravvivenza terrestre per alieni

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