La speranza è l’ultima a partire

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Agli alieni piacciono i treni. Quelli che passano possibilmente più di una volta, perché, da ritardatari cronici incasinati quali sono, tendono a perderli. E se passano una volta sola sò cazzi.

Agli alieni piacciono i treni, quando hanno cinque anni e se li immaginano come quelli dei cartoni animati, o dei libri con le figure, dove i treni sono belli, sanno di legno e storie avventurose con la scadenza di ottanta giorni, sui binari Nove e Tre Quarti, oppure espressi dall’Oriente. Poi crescono, fanno l’abbonamento mensile alla Sudest, imparano che quei trenilì non esistono più (o forse mai esistiti del tutto), e cominciano a cambiare gusti in fatto di trasporti.

Però a viaggiare continuano ad avere gusto. Solo che certe volte non sanno dove andare, e nel frattempo che stanno lì, davanti al tabellone delle linee e degli orari, i treni passano alle loro spalle, e le persone ci salgono dando il cambio a quelle che scendono… e in definitiva nella stazione non c’è mai nessuno. A parte l’alieno, s’intende, e il capostazione. Ma quello è un terrestre patentato che è già arrivato da qualche parte, e quindi non fa testo.

Nella sua maniacale tendenza al perfezionismo dell’idea da partorire, può rimanere lì ad libitum. S’illude, però, che qualcuno o qualcosa possa illuminarlo a riguardo, e quindi è classico anche il suo girovagare da un tabernacolo all’altro in cerca di ispirazione, manifestazioni divine, guide, spinte o anche calciinculo, che comunque hanno il loro masochistico perché.

In questo girovagare, adorano imbattersi nelle storie di altri ritardatari cronici, altri inetti della decisione tempestiva, poveri esseri scaricati senza tanti complimenti sulla Terra con un qualche karma sadico da scontare sulle spalle; per forza: quegli altri sono il segno tangibile che SI PUO’ FARE! Che la speranza è dura a morire, che pure la sfiga più sfigata ha un significato recondito e sicuramente zen, che c’è una fine al tunnel psichedelico in cui si sono cacciati senzanemmenobucarsiofumarsiekkecazzo, e che il lieto fine esiste quantomeno per un periodo definito, ma quantificabile e tangibile (che poi lo sappiamo tutti com’è che va a finire la storia, argomento già ampiamente trattato qui).

Ecco, gli alieni hanno bisogno di sperare. Sennò avevano già comprato la pistola.

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