Le opinioni di una Rwenod

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Una nonna molto particolare, un po’ turner, un po’… Rwenod

😀 Brani tratti da Iustitia

 

– Tutto bene, pupe? – gracchiò la voce di Hook, affannato e sporco di sangue, ma a quanto pareva tutto intero – Santi numi, pupa! Hai idea di quanto mi sia costata quella frusta? – constatò con disappunto i resti della fu frusta Romberg.

– Appena possibile te ne comprerò un’altra – ribatté Morgan con una voce che ascendeva da altre dimensioni, senza distogliere lo sguardo dagli occhi di sua nonna.

– Vuoi scherzare? Quello era un esemplare più… –

– Signor Hook abbia la compiacenza di tornarsene in casa. Devo discutere con mia nipote –

– Sua… ah! – fece Hook, cogliendo l’allusione – Capisco –

– Che sei venuta a fare? – chiese con durezza Fiona, ristabilendo il consueto contegno gelido, nel raccogliere da terra le sue lame.

– A cercarvi, mi pare ovvio – rispose Morgan pulendo il sangue dalla lama di Shin contro il fianco coriaceo della tuta sulla coscia.

– Per quale motivo? – imitò il gesto Fiona, come fosse consumato e abituale.

– Secondo te, per quale motivo? Non sapevo di voi, fino a qualche settimana fa. E ho deciso di venirvi a cercare… forse perché prima di morire voglio capirci qualcosa in tutta questa follia! –

– Non ti aspetterai che ora ti salti al collo e pianga di gioia, vero? – la fulminò con lo sguardo l’altra – Non sono quel genere di nonna –

– Me n’ero accorta –

– E che cosa pensavi di fare, mh? –

– Di portarvi in India con me –

Fiona scoppiò a ridere.

– In India – scosse il capo – Io non posso metterci piede in India –

– Perché? –

– Ė una vecchia e dolorosa faccenda che non ti riguarda. Vattene per la tua strada, Morgan Tyler. Se è la mia benedizione che vuoi, ce l’hai tutta – e rientrò a passo di marcia.

L’alba infuocava l’orizzonte quando accesero la pira preparata coi cadaveri dei nemici. Anche il corpo di suo nonno fu arso. Fiona recitò le sue preghiere incomprensibili e le anime dei defunti furono raccomandate al luogo in cui erano dirette.

– Prepariamo le nostre cose – disse Morgan a Hook e Faith con lo sguardo lontano e sporco di fuliggine – Tra poche ore partiamo –

– E… tua nonna? – sussurrò Faith.

– Lei no. Lei resta qui –

Daniel sembrava più agitato del solito e fu dura cedere alle lagnanze per allattarlo già, di primo mattino.

– Non hai proprio pietà, tu, eh? – sospirò stanca mentre scopriva la parte superiore del torace dalla tuta.

– Sia chiaro – comparve sulla porta sua nonna con un borsone – Io non cambio pannolini, non canto ninne-nanne, non faccio crostate, né coccole, né altre smancerie –

Morgan fissò il borsone. Poi la faccia di sua nonna.

– E non chiamarmi “nonna”. Non ancora. Devo abituarmi all’idea. Non mi chiamo nemmeno Fiona, se è per questo; Mike è morto, Fiona era sua moglie, e come tradizione vuole, è morta con lui. Io sono Sahar –

Morgan non mutò espressione, né si accorse quasi che il bambino si era staccato da un seno, spostandolo meccanicamente verso l’altro.

– Piacere, Sahar – commentò atona.

– Volevi la nonna di Cappuccetto Rosso? Beh, mi dispiace: ti è toccato il lupo –

[…]

Sahar si diceva fiduciosa che a Ras al-Khaima, a nord di Dubai, avrebbero avuto maggiori possibilità di trovar un passaggio per l’Iran. Quindi erano partiti, prima che il bambino e le apparenze di facili prede avessero potuto attrarre altri impavidi sciacalli.

Arrivati sul posto, notarono subito che c’era molta meno gente che a Dubai, ma i militari presidiavano il porto e l’aeroporto allo stesso modo. Nei pressi della capitaneria di porto, Sahar parcheggiò il mezzo.

– Signor Hook, vuol essere così gentile da sorvegliare la nostra roba, mentre andiamo a ragionare con questi signori? –

– Per la verità, credo sia più opportuno che ci vada io, pupa. Si tratta di militari e… –

– E io so averci benissimo a che fare – chiuse la questione con assertività Sahar.

Hook le vide sfilare dunque tutte e tre sotto i suoi occhi, del tutto impotente.

– Signora non può passare – le bloccò un soldato con tanto di mitra spianato.

– Cosa crede di fare con quello, soldato? – lo redarguì Sahar – Non vede che siamo tre signore, di cui una anziana, e con un bambino piccolo per giunta? –

Ebbe il potere di mettere in un confuso imbarazzo il soldato.

– Non siamo qui per causare problemi. Cerchiamo l’ufficiale più alto in grado per porgli una questione. Ė nel nostro diritto –

Per qualche strana ragione, il soldato non trovò altro da obiettare e chiamò un collega, chiedendogli di scortarle dal capitano.

Morgan e Faith si fissarono perplesse.

Dal capitano Sahar prese a snocciolare una storia infinita sul buon nome della loro famiglia, improbabili agganci suoi e del defunto marito, della necessità di portare il piccolo in India, che era tra l’altro sua terra natale, eccetera eccetera. A Morgan fu proibito più volte di parlare, per cui non riuscì neppure ad accennare ai regolari lasciapassare che Madame aveva fornito loro. Cosa cui solo alla fine di quella tirata Sahar fece cenno.

Il capitano, il cui cipiglio era via via scemato dal principio della conversazione a quel momento, si vedeva confuso e molto meno capace di controbattere alla forza persuasiva di quella donna; il fatto strano era che Sahar non aveva alzato la voce, non aveva minacciato, picchiato, intimidito e tirato fuori le armi, come era d’uso fare dalle parti di Morgan quando qualcosa non andava come previsto e bisognava procedere per le spicce. Ancora una volta lei e Faith si scambiarono un’occhiata perplessa. Persino Daniel sembrava perplesso. La voce suadente, aristocratica, incredibilmente logica e soave di Sahar sembrava avere un effetto ipnotico su loro tutti. Però il capitano ancora opponeva quel veto sancito dal Governo Centrale per conto del Settore Indiano.

– Se dipendesse da me… – si strinse a disagio nelle spalle.

Sahar quindi sospirò e sorrise.

– Cara – si rivolse a Morgan, che solo per quel “cara” sussultò e si sentì in dovere di fissarla sbalordita – Porta il piccolo fuori, temo che stare al chiuso non gli faccia bene; l’aria di mare gli gioverà. Gioverà anche a voi – fissò in modo allusivo Faith.

– Credo che faremo due passi sul molo – concordò Faith.

Ed uscirono.

Dopo poco più di un quarto d’ora, la porta dell’ufficio del capitano s’aprì di nuovo e ne vennero fuori due che ridevano come vecchi amici di comitiva: Sahar e il capitano. Morgan e Faith si guardarono, per l’ennesima volta, perplesse. Sahar fece la smorfiosa quando il capitano la salutò con un baciamano e a nessuna delle due sfuggì l’andatura estremamente sensuale con cui ebbe cura di scendere le scale esterne, così come non sfuggì lo sguardo del capitano fisso sul suo fondoschiena.

Morgan spalancò la bocca, in cui Daniel ebbe cura di infilare la manina.

– Tutto a posto – sorrise raggiante Sahar quando le ebbe raggiunte – Partiamo tra un’ora –

– Tua nonna non è un turner – mormorò Faith mentre entrambe, oltre a tutti i militari presenti, la fissavano camminare come fosse l’unica donna al mondo a saperlo fare – Ė una tronchesi –

[…]

Fissava l’alba affacciata alla sua terrazza. Sua nonna aveva trovato, nonostante l’ora, con quella sua peculiare capacità di intuire l’affare, un magnifico albergo tutto archi, cemento, vetro e legno che affacciava sul litorale, riuscendo a procacciar loro anche le stanze migliori, ad un ottimo prezzo. Ormai quelle magie di Sahar non solo non la sorprendevano più, ma non avevano neppure fascino; la infastidivano semmai.

Hook non aveva fatto una piega alla notizia, dicendo che l’aveva capito da un pezzo, che sua nonna era una Rwenod. “Quindi solo io sono l’idiota che non voleva capirlo” si era detta con stizza.

Era ormai giorno fatto quando bussarono. Lanciò uno sguardo a Daniel addormentato sul letto: stava a pancia sotto con un pugnetto vicino all’orecchio e l’altro nei pressi della bocca, beato nel suo sonno senza incubi né ansie di sorta. Aprì a Faith.

– Wow – saltellò dall’entusiasmo – Che figata, Tyler! Da quand’è che non ci facciamo una dormita decente in un posto decente? Cioè: casa di tua nonna era decente, ma questo è un altro pianeta! Che lusso! Adoro il design… Ritratto tutto quel che ho detto su tua nonna: è un mito! –

– Già – borbottò atona Morgan, tornando sul terrazzo.

– Ma che hai? Sembri una che ha mangiato un chilo di acido. Si direbbe quasi che avresti preferito dormire all’addiaccio –

– Quasi quasi lo preferirei, sì –

– Ma perché? –

– Perché almeno sarebbe onesto –

Faith aggrottò la fronte.

– Non ti seguo. Le stiamo pagando le camere. Anzi le sta pagando tua nonna, per essere precisi, potresti mostrarti almeno un pochino grata –

– Lascia perdere, Chainse –

– Io proprio non ti capisco. Che diavolo ti hanno fatto le… –

– Non dirlo, Chainse! Non dire quella parola! – la fulminò Morgan.

– Intendi “Rwenod”? Lo sai che se questo si fosse saputo al Campus, saresti diventata l’eroina di tutta Cape Town? –

– Non ti azzardare, Chainse! Non ti azzardare a dirlo in giro! – abbaiò Morgan.

– Che tua nonna è una Rwenod? – ridacchiò Faith.

– Tu non ci tieni a sopravvivere a lungo, vero Chainse? Era una Rwenod. Era. Grazie a Dio ha avuto il buonsenso di lasciare quella vita. E per favore evita di ripeterlo! Mi stridono le orecchie solo a sentire la parola –

– Ma per quale motivo? –

– Come sarebbe a dire “per quale motivo”? Era una dannata Rwenod! Una… una… prostituta d’alto bordo! Porco cane! –

– Capisco che la cosa ti imbarazzi, ma mia nonna, se vuoi saperlo, aveva un’altissima opinione delle Rwenod –

– Me ne frego dell’opinione di tua nonna! E non sono imbarazzata… sono sconvolta e scandalizzata, maledizione! Dico: per un pelo non lo è stata anche mia madre, ti rendi conto? –

– A quel che dice, potresti esserlo anche tu –

– Non dirlo neanche per scherzo, Chainse! Dio, che vergogna! –

– Quanto sei esagerata, Tyler. Mio fratello era una vergogna, andando a ubriacarsi e impasticcarsi di qualunque cosa in qualunque città dei Territori Terrestri Liberi. Non tua nonna che è una raffinata esperta di… cose che potrebbero tornarci utili, tra l’altro –

– Cosa? – spalancò gli occhi Morgan – Stai scherzando, vero? Che cosa mai potrebbe tornarci utile delle cosiddette raffinatezze di cui sarebbe esperta? –

– Tesoro, lasciatelo dire: più cose di quel che immagini – fece sua nonna, alle loro spalle, facendo trasalire entrambe.

– Era una conversazione privata! – protestò Morgan – E in ogni caso: la smetti di arrivare alle spalle senza avvisare? –

– Fa parte dell’addestramento di un turner: ti distrai troppo facilmente. E i tuoi sensi temo non siano stati abbastanza affinati –

– I miei sensi stanno benissimo, te l’assicuro. Inoltre Marcy Lane è stata un’addestratrice magnifica. E non barare con la storia dell’addestramento: arrivare alle spalle degli amici è maleducazione e basta –

– Ma tu sei mia nipote: non un’amica – sorrise sorniona Sahar.

– Lo dicevo come termine opposto di nemico – sbuffò Morgan.

– Non divagare. La tua amica, qui, è molto più evoluta e intelligente di te: avreste molto da apprendere, e gratis, sull’argomento. Hai idea di quanto materialmente e immaterialmente costi ad un’adepta l’addestramento Rwenod? –

– Oddio – Morgan si coprì il volto con una mano – C’è anche un addestramento? E gente che paga per farlo? –

– Alcuni pagano, sì. Chi ha un naturale talento non ne ha bisogno: viene quasi pregato dalla Sorellanza di entrarne a far parte –

– Me l’immagino questo talento. Scommetto che è quel che è successo a te – la fissò sprezzante.

– Proprio così. E anche a tua madre, che però si è rifiutata – Sahar scosse il capo ridendo – Sai qual è il tuo problema, Morgan? Sei chiusa qui – si toccò la testa – Il che include anche qui – si toccò il centro del petto – E ahimè, purtroppo anche qui – si indicò quindi il pube – Sei inibita, arrogante, insicura e piena di preconcetti. Non mi meraviglio affatto che il tuo ex fidanzato ti abbia scaricato –

A quel punto Morgan spalancò, per l’ennesima volta da quando aveva conosciuto sua nonna, la bocca.

– E questo in quale sfumatura della mia fottuta aura l’hai letto? –

– Non è stato necessario. Me l’ha detto Faith –

– Ehi! – cercò di discolparsi Faith dall’occhiataccia omicida di Morgan – Non le ho detto un bel niente! Ha indovinato tutto! –

– Una Rwenod che si rispetti non verrebbe mai scaricata: è lei a scegliersi l’uomo, non il contrario – continuò imperterrita Sahar, accomodandosi sulla magnifica panca in pietra che corredava il terrazzo.

Faith cercò di non farsi vedere mentre rideva in silenzio fino alle lacrime, soprattutto alla vista della faccia di Morgan che, spalancata la bocca, era incapace di emettere alcun suono.

– Stai scherzando, vero? –

– Sei ripetitiva, nipote. Pessima cosa. No, non scherzo affatto –

– Però non mi pare che tu sia stata particolarmente brava nello sceglierti l’uomo, o sbaglio? –

Sahar accusò il colpo ma non smise di sorridere.

– Sei una piccola stronzetta rancorosa e vendicativa, proprio come tua madre. E me prima di lei. Non ti conviene far questo giochetto con me: saprei sempre farti molto più male di quanto tu possa mai farne a me. Ad ogni modo, che ti piaccia o no, ce l’hai nel sangue, e Dio solo sa per quale motivo avrà voluto farne dono a te. Tu proprio non lo capisci, mh? Del resto non è nemmeno colpa tua, se hai avuto quell’arpia con la scopa in culo di Marcy Lane a crescerti –

– E suppongo che dovrei andare fiera di questo “dono”! –

– Certo che dovresti – Sahar la fissò con gravità – Conosco donne che darebbero un rene pur di aver un decimo di quello che hai tu! E tu ci sputi sopra come fosse sporcizia. Il potere che noi donne abbiamo è sacro. Le Rwenod non fanno altro che questo: onorarne la sacralità –

– Non credo di aver nulla da imparare sulla sacralità del sesso! E ti assicuro che per quanto ne so, non si è mai lamentato nessuno con me. Quindi non direi proprio che sono inibita! –

– Chi ti ha parlato delle mestruazioni e del resto? Avanti – incrociò le braccia sul petto Sahar.

Morgan scosse il capo, ma alla fine cedette, incrociando a sua volta le braccia in tono di sfida.

– Delle schiave. Le schiave del bordello di don Sebastian –

Sahar si concesse una sonora risata.

– Perdonami. E quando hai avuto il tuo primo rapporto? –

– A sedici anni –

– Con chi? –

– Che te ne frega? –

– Tu rispondi –

– David Pintera –

– Il figlio del boss? Mh, complimenti –

– Eravamo fidanzati alle elementari –

– Mi sembra giusto. E quanto è durato? –

– Un paio di mesi… –

– Intendevo il tuo primo rapporto –

– Ma chi se lo ricorda! Non lo so! Ricordo solo che faceva un male cane e che ho pensato “Vorrei proprio sapere chi è quel bastardo che ha detto che è così piacevole” –

E qui Faith non riuscì più a nascondersi, unendosi alle risate di Sahar.

– Tipico. La prima volta è sempre da dimenticare. Mi auguro che poi sia andata meglio – sollevò un sopracciglio Sahar.

– Dopo un ragionevole lasso di tempo, progressivamente meglio, sì. E la mia formazione è stata molto soddisfacente in merito –

– Con le schiave di don Sebastian? Me l’immagino, sì. Sentiamo, quali segrete perle di saggezza avresti appreso nel “tempio del sapere erotico”? –

– Beh, per esempio… come aiutare lui a concludere quando la cosa si fa inutilmente lunga e noiosa – riuscì a dire con indicibile imbarazzo.

– E questo sarebbe un segreto? – sghignazzò Sahar – Lo sanno tutte! –

– Io no! – protestò Faith – A dire il vero non sapevo nemmeno che la cosa si potrebbe fare inutilmente lunga e noiosa… –

– Purtroppo, cara Faith, è un’evenienza altrettanto probabile quanto la “cosa fantasma” – ammise Sahar.

– Vale a dire? –

– Vale a dire, quando dura talmente poco che neanche te ne accorgi –

– Capito. E tu cosa potresti insegnarci? –

– Faith! Non la incoraggiare! – la sgridò Morgan

– Vediamo: per esempio, come riuscire a dar piacere a entrambi senza neppure toccarsi –

Faith spalancò la bocca.

– O come far durare l’acme dell’estasi per più di tre ore –

Morgan si nascose il viso tra le mani.

– Come raggiungere otto orgasmi di seguito, in crescendo di durata e intensità. E come ottenere qualunque cosa vogliate al mondo in meno di trenta secondi… perché, naturalmente, una Rwenod non chiede: ottiene –

– Sono tutt’orecchi – si accomodò Faith, con l’aria di voler prendere appunti.

– Voi due non state bene, lo sapete? –

– Morgan, smettila. Sei repressa, lo sai? E non sai neanche stare allo scherzo. Tu, come la stragrande maggioranza dei terrestri medi, pensi che sia solo una questione di accoppiamento, di procreazione, di chimica orgasmica. E lo è, ad un certo livello, naturalmente: la maggior parte delle persone si ferma lì. Ma c’è moltissimo d’altro. Ė l’energia più potente al mondo, in assoluto. E se solo tu fossi un minimo consapevole di quel che hai… non solo saresti una donna felice, ma potresti rendere anche il mondo più felice –

– Immagino di sì, dandola un po’ a tutti –

– Non intendevo in quel senso, stupida! – s’inalberò sul serio, allora, Sahar – Non è questo che fa una Sacerdotessa dell’Eros! Come ti ho detto, una Rwenod sceglie il suo uomo, non va a letto con tutti. Lo sceglie e fa in modo che lui la scelga a sua volta: alcuni la chiamano manipolazione, e a certi livelli può esserlo senz’altro. Ma per quelle come me che intendono l’essere Rwenod su ben altri livelli, la manipolazione diventa carisma, attrattiva, seduzione consapevole ed usata con saggezza. La cosa che mi fa rabbia è che tu ce l’hai di natura e nemmeno te n’accorgi! Lo capisci che questo è un potere, che va gestito con parsimonia e, come si diceva, saggezza? –

Morgan sospirò con aria di sufficienza – E sentiamo, cosa dovrei fare? –

– Innanzitutto imparare a gestirlo; significa saperlo risvegliare quando serve, e metterlo a tacere quando no. Imparare a non usarlo per interesse personale. Imparare tutto ciò che bisogna sapere del sesso, sul piano tecnico e trascendente… ce ne sarebbero un sacco di cose, da fare –

– Io, come dicevo, sono tutta orecchi – fece Faith, sorridendo da un orecchio all’altro, avida di dettagli “tecnici”.

– E tu, che mi dici? – sorrise Sahar a sua nipote.

– Sono nella hall. Se Daniel si sveglia, venitemi a chiamare – fu la risposta di Morgan, che si diresse, altera e sprezzante, a grandi passi verso la porta.

 

Altri personaggini e personaggioni della saga:

Incipit

La città mamma

Julian

Conor

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