A qualunque cosa

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Genova, 11.50 del 14 agosto 2018. Crolla il ponte Morandi: 43 morti.

Il terrestre ben integrato si abitua ordinariamente a tutto.

A qualunque cosa.

Si abitua ad avere il diritto di voto. A tal punto che può anche dimenticarsi di andare a votare.

Si abitua ad avere il solleone a Dicembre e la neve a Luglio.

Si abitua ad avere quei dieci-venti-trenta chili di più, che lo tengono al riparo.

Si abitua a lagnarsi degli immigrati che rubano il lavoro e sono pure delinquenti, ma a raccogliere i pomodori o pulire il deretano di un anziano con le piaghe da decubito non ci pensa nemmeno di andare. E’ abituato ad altri lavori (rubati…?), a che quelle cose le faccia qualcun altro. Non si sa chi. Forse un alieno.

Si abitua a desiderare cose che non gli servono, ma che sicuramente lo renderanno felice. O più felice. Sicuramente meglio di come sta ora.

E cioè: si abitua a fare una vita di merda, ma con l’intima convinzione che sia la meno peggio possibile.

Si abitua ai rincari della benzina, alle tasse, a sgobbare un anno come un ciuccio di fatica con lo scopo di andare in vacanza per due settimane, quelle vacanze intelligenti in cui, se non resta a rimirare il paesaggio di cui gode il cavalcavia, riesce a far l’affarone di risparmiare cento euro sulla sistemazione, la fantastica casa, al mare o in qualunque altro posto (in cui la moglie dovrà lavare, cucinare, riordinare…).

Si abitua a lamentarsi del caldo anelando la pioggia, e a lamentarsi della pioggia anelando il caldo.

Si abitua ad aspettarsi che, comunque, sarà qualcun altro a levare la cartaccia e le cicche da terra. La Terra è un pianeta autopulente, secondo alcuni.

Si abitua, come Cappuccetto Rosso, a raccogliere i fiorellini nel bosco, dimenticando che è dalla nonna che dovrebbe andare, dove quel lupo, alla fine, deve fare una brutta fine.

Si abitua a mangiare gelati, zucchine e peperoni tutto l’anno.

Si abitua all’acidità di stomaco, all’alluce valgo, alla lombalgia, al colon irritabile e l’insonnia. Poi gli viene un cancro… purtroppo non  fa in tempo ad abituarsi che è già morto.

Si abitua ad esorbitanti cifre di morti, purché in un posto lontano, dove è normale che si ammazzino tra loro.

Si abitua a shiftare dal cordoglio di circostanza a D-Max, senza soluzione di continuo.

Si abitua a delegare qualunque cosa, persino la propria salute, a qualcun altro. Purché non gli si rompano i coglioni.

Poi un giorno si rompe un treno. Anzi due, nello stesso posto alla stessa ora. Un altro giorno crolla un ponte.

Improvvisamente il terrestre si accorge che c’è qualcosa che non va… si indigna, si commuove, si innervosisce. Partecipa alla gara dell’indignazione: perché l’ego terrestre è fatto anche di indignazione. Di chi ha più diritto di altri di piangere, lamentarsi, evocare compassione.

Si chiede improvvisamente perché le cose per anni sono andate in un certo modo, di chi è la responsabilità… chi è che non ha vigilato? Chi è che ha fatto e non ha fatto? Dove sono finiti i soldi? (Sulla Terra, è sempre una questione di soldi).

Avremmo potuto… dovuto… chiedere fare vigilare interessarci interessare votare protestare sapere?

Implora incazzato, dall’alto della sua inveterata saggezza, il silenzio d’obbligo in certe circostanze… e lo fa però parlando. Perché è abituato a dire agli altri che non dovrebbero fare cose che lui abitualmente fa. (E’ anche abituato ad ignorarle).

Ad ogni modo, ha scarsa memoria il terrestre: non ricorda che sulla Terra basta qualche giorno e quel silenzio sarà la regola, il clamore si sarà quietato, i morti dimenticati in luogo della sagra del cappero di Pantelleria, o sostituiti da altri morti, magari più eclatanti, più importanti, più degni di indignazione.

E anche quelli saranno meno interessanti della cipolla di Acquaviva e del concerto degli Skunk Anansie. Molto presto.

Perché ci si abitua a tutto, sulla Terra. A qualunque cosa.

Incidente treno Bari - Foto vigili del fuoco3-2
Andria-Corato, 12 luglio 2016. Scontro fra treni sul “binario unico” della Bari-Barletta: 23 morti e 50 feriti.

3 risposte a "A qualunque cosa"

    1. L’essere umano medio è così, sì. Tuttavia nutro sempre la speranza che, ognuno nel proprio piccolo, possa fare la differenza… e spendersi un pochino per cercare di cambiare. Non servono grandi cose, anche piccole cose, piccole scelte quotidiane possono fare la differenza 😉

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