Meditiamoci su

Una delle cose che ho imparato a fare in Toscana, tra le altre, è meditare.

Meditare sul serio.

Lo faccio da anni, ormai.

E’ un atteggiamento che poi ti porti dietro, dentro, addosso anche nel quotidiano.

Meditazione, qualunque sia la tecnica o corrente di pensiero cui è applicata, è uno strumento, puoi usarla per rilassarti, per disidentificarti da emozioni distruttive o pensieri ossessivi, per “osservare”. Pura osservazione di quello che c’è, qui e ora. Quello che c’è nel corpo fisico, in quello emotivo e nella mente. E c’è sempre (sempre) qualcosa. Più si pratica e più lo sguardo diventa affilato, sottile, più va in profondità, più coglie cose che non aveva mai colto prima. Più vai in profondità più hai la sensazione di non essere più separato da nulla: che al centro, al centro del centro di te c’è tutto. Sei tutto. E in comunione col tutto. Una sensazione splendida che ho provato poche volte, per la verità, ma quelle poche ne è valsa davvero la pena. E non so se sia un caso, ma l’ho provata in contesti di solitudine e completamente immersi nella natura: sotto la mia quercia, ad esempio, e sulla riva di un torrente in Sila, vicino al lago Arvo (posto magico che vi consiglio, a proposito).

Quest’anno mi sono ritrovata più sola del solito da un certo punto in poi. La solitudine è una condizione cui sono abituata, come avrete capito, che a volte è un rifugio, una specie di caverna salvifica, e a volte una desolata prigione. Mi sono accorta nel tempo che il mio essere disadattata era sì un ostacolo alla socializzazione, ma anche una specie di adattamento coatto a una condizione anti-umana: sì, sono certa, ora più che mai, che non sentire il bisogno tutto umano, troppo umano direbbe qualcuno, di condividere la tua vita, la tua esperienza, la tua profondità con altri… non è normale. E’ una difesa. Una disperata angosciosa difesa. Cui ti adatti, tuo malgrado, perché ti sembra di non poterci far nulla. E invece…

E invece mi sono resa conto che il gruppo è importante. Avere un gruppo è fondamentale sempre: il senso del gruppo è rafforzare il singolo, come nelle tribù, come nelle squadre sportive, come nelle famiglie (nel senso autentico di famiglia). Il gruppo è alle tue spalle, ti difende con lealtà, è al tuo fianco nelle battaglie; il gruppo è un luogo dove condividere ed essere accettati. Dove sperimentare amore e impegno. In Toscana l’ho sperimentato, in tutti questi anni, e senza di loro non ce l’avrei mai e poi mai fatta. Nonostante i chilometri in mezzo mi sono stati vicini, li ho sentiti, c’erano ogni volta che ne ho avuto bisogno. Ma nel frattempo, in Puglia?

Così, ho pensato (ed è un’idea che, come quella di Mobedì, mi frullava in testa da un bel po’) “Il gruppo in Toscana è partito dalla meditazione. Magari potrei fare qualcosa del genere anch’io qui.”

Così l’ho detto quest’estate. Credevo che i livornesi mi avrebbero derisa o boh. E invece l’idea a loro è piaciuta, e mi hanno incoraggiata e sostenuta. Devo confessare che fino a settembre avevo una paura del diavolo, e continuavo a chiedermi se fossi pronta o meno a fare una cosa così “grossa”: dare impulso in un paesino della provincia di Bari, a una cosa così fuori dai canoni di qui, e da sola, dover fungere da guida, da esempio, da modello addirittura… mi terrorizzava. Come avrei potuto mantenere un impegno, io che all’improvviso potevo rinchiudermi in casa e gettare la chiave?

Così ho capito che dovevo farlo proprio per questo: il gruppo mi avrebbe dato non solo un insieme di persone con cui condividere un sentire, una via, un percorso di crescita e uno strumento così prezioso come la meditazione. Mi avrebbe anche dato un motivo per uscire di casa almeno una volta alla settimana; mi avrebbe dato la forza di far fronte ai momenti “no”.

E ad ottobre è partita questa avventura. La Casa delle Idee, un’associazione culturale di qui, mi ha prestato il locale. Una mia zia sarta mi ha cucito le fodere per gli zabuton, i materassini che ogni mercoledì sera dispongo a quadrato, dall’Ikea ho preso i plaid per le sere fredde d’inverno… e la risposta è stata straordinaria. Da subito, dopo che ho cominciato a mettere annunci sui social e alcuni giornali locali, mi hanno chiamata in tanti. Ora siamo in tredici, e vi assicuro che per un paese come Turi è una specie di record. Alcuni sono venuti col passaparola. In molti hanno negli occhi la fame di approfondire, sperimentare, capire…

C’è un bel gruppetto di ventenni che mi dà gioia al cuore per la passione che ci sta mettendo. E ci stanno mettendo davvero le viscere. Ho elaborato un metodo mio: siamo partiti dall’ascolto del corpo, con una meditazione guidata da me, poi delle emozioni, infine l’osservazione oggettiva dei pensieri. Abbiamo sperimentato alcune visualizzazioni utili per i processi di guarigione. Il tema portante è l'”Io sono”, facendolo vibrare nel plesso solare come Gurdjieff stesso suggeriva.

A dicembre abbiamo concluso un ciclo di meditazioni sui “precetti”: cinque regole o linee guida per un lavoro di evoluzione personale, il Lavoro, un codice per far del nostro gruppo un’esperienza umana correttiva, come si dice in gergo tecnico. Cioè, un’esperienza in cui sperimentare fiducia, crescita e apertura. I cinque precetti hanno colpito molto i miei gruppisti, tanto che mi hanno chiesto di tornarci su, e sto pensando di farci una specie di piccolo seminario esperienziale tra gennaio e febbraio. Magari ci scrivo qualche post su.

Mi commuove pensare a quanto mi stanno dando tutti loro, e quanto sono stata capace di fare io, tutto da sola. Sono i fatti a dirci chi siamo, non le promesse, i facili entusiasmi superficiali, i sogni o i pensieri: i fatti. Resta agli atti, anche per i momenti di sconforto che certamente torneranno, che ne sono stata capace.

Che, in fin dei conti, anch’io finalmente comincio ad “essere”.


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7 risposte a "Meditiamoci su"

  1. Hai fatto una cosa bellissima! Hai preso l’iniziativa e hai creato dove non c’era un’opportunità di crescita personale e collettiva. È di questo che c’è bisogno: di creare valore nella nostra vita e nell’ambiente in cui viviamo senza aspettare che sia qualcun altro a farlo! Complimenti.

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  2. E’ un periodo strano della mia vita, lo è da molto forse, non riesco a misurarne il tempo.
    Da un po’ sto sperimentando la meditazione, la respirazione, la consapevolezza del “qui e ora”.
    Stamattina sono arrivato presto a lavoro, in una piccola officina, a conduzione famigliare che sul retro, nascosto da occhi indiscreti, ha un giardino (non curato a dire il vero) con qualche albero; il “capo”, che già era all’opera, mi dice che deve allontanarsi per un’oretta.
    Solo in quell’azienda vista l’ora e col sole che iniziava a farsi sentire mi sono seduto nel giardino. E’ stato stupendo.
    Poi mi ritrovo qui a leggere il tuo blog e sorrido. Grazie

    Piace a 1 persona

    1. Scusa il ritardo. Sono giorni di 48 ore 😅. Mah, libri ce ne sono tanti, dipende da cosa ti serve, cosa vuoi approfondire. Tieni a mente però questo: leggere e comprendere sono due cose completamente diverse, specie se parliamo di meditazione. Comprendere davvero implica la pratica, un sentire e un sapere che vengono appresi col corpo, con le emozioni, e con la mente. Ad ogni modo, un buon libro approcciare l’argomento può essere “Il miracolo della presenza mentale” di Thich Nhat Hanh 😉

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