Laser o lampadina

Vademecum – parte 1

A seguito delle (prime) menzogne emerse nel precedente post… Come si possono fare tante millemila cose in 24 ore? Ci sono tre elementi fondamentali allo scopo:

  • il livello energetico generale
  • il focus (o centro di gravità che dir si voglia)
  • il metodo

Del livello energetico parlerò appositamente poscia. E del metodo pure. Ma il focus… questo è il fulcro di tutto, signori miei: capire dov’è il tuo centro di gravità, quello intorno a cui ruota tutto il resto. Il dio che stai venerando acca 24 anche mentre stai leggendo queste parole. Quello è IL PUNTO. La risposta alle domande: a cos’è che pensi durante il giorno? Quando hai voglia di leggere, informarti, giocare, uscire, passare il tempo, vedere un film… quali sono i tuoi pensieri ricorrenti? I tuoi atteggiamenti? Quel che dici e come lo dici? Quel che non dici? Le persone che cerchi e il modo in cui ti relazioni a loro? Dov’è che verte la tua attenzione? Dove, come si muove il tuo corpo (posto che si muova)? Cosa fai quando sei sui social, e nel resto della giornata?

Non siate affrettati nel rispondere. A volte il nostro focus è inconscio. A volte, non volendo, è distruttivo. Per anni, lo sapete, il mio focus è stato “Ho bisogno. Io da sola non sono capace: ho bisogno di tutto. Specialmente di una squadra di badanti per incapaci“. I miei pensieri, le mie azioni concrete, il mio atteggiamento, la mia postura, persino l’espressione della mia faccia e il tono della mia voce vertevano su questo. Inconsciamente.

Il tuo focus è quello su cui costruisci tutta la tua esistenza. Può essere la rabbia, la vendetta, la lamentela e il vittimismo, la ricerca ossessiva dell’amore della vita, l’incapacità e la relativa strategia di sopravvivenza (come nel mio caso). Non cose propriamente costruttive e tanto meno utili. Questo è il motivo per cui anche se mentalmente ci diciamo “Voglio essere ricco. Voglio avere successo, voglio essere magro, bello… ecc ecc.” fino alla nausea nei fatti viene fuori tutt’altro.

Prima di tutto, quindi, va reso conscio ciò che è inconscio. Va accesa la lampadina nella stanza buia. E va fatto con cruda onestà, senza sconti, senza paura, e senza giudizio: è quello che è, qui e ora. E’ quello che ogni giorno facciamo e mostriamo agli altri: incazzarsi, nel riconoscere che il nostro focus è poco edificante, può essere comprensibile ma non utile allo scopo. Prenditi un punching ball, sfogati, piangi due confezioni da dieci pacchi di fazzoletti l’una… ma sii uomo e adulto: affronta la realtà e facci i conti. Ci sono persone che restano anni o un’intera vita impantanati su questa fase, e nell’angoscia di affrontare la verità su se stessi. Occorre il giusto strumento per “sgrossare” questa fase, e, sappiatelo, il giusto tempo: per me ci sono voluti un po’ di anni, e la meditazione, la bioenergetica e la psicosintesi (in un gruppo di Lavoro, ché, lo dico per l’ennesima volta, da soli ce la si canta e la si suona a meraviglia in eterno senza arrivare a niente) sono stati i miei strumenti. Ma può darsi che a voi ne servano altri e che siate più ganzi e veloci di me (ci vuol poco).

Sgrossato l’ovvio, e cioè quanto ti sei votato finora al tuo dio inconscio (quello poco edificante), va compreso: ciò che voglio, lo voglio davvero? Mi è utile? E – domanda spinosa – è utile al mondo? Mi permette di esprimere il mio ruolo, il mio potenziale, i miei oggettivi talenti nell’ordine delle cose?

Una volta stabilito, dunque, dov’è che razionalmente e col cuore vuole andare il tuo focus, resta una cosa da allineare: il corpo, l’azione.

E qui scatta la fase “setaccio”. Signori, le risorse più preziose oggi non sono nè i diamanti, nè il petrolio: sono il tempo e la salute. Se li avete, proteggeteli con le unghie e con i denti come i gioielli in un caveau. Se non li avete, lottate per riconquistarli: sfrondate tutto ciò che non serve ALLO SCOPO o vi allontana da esso. Questa è una fase difficile, ve lo dico: qui si fa psicoecologia bruta, si deve scegliere ciò che è buono e tagliare via senza esitazioni ciò che non lo è. Ti ha lasciato il fidanzato? Pessima idea ascoltare Sarah McLachlan o i Radiohead (per quanto tu possa adorare entrambi). Diciamo che languire nel dolore emotivo non è esattamente una fruttuosa operazione finanziaria per tempo e salute, che già è dura elaborare da soli, figuriamoci con la soundtrack strappalacrime: le lamette vicino ai polsi anche no. Gli amici sono spacciatori di lamentela d’avanzo con l’hobby dell’autocommiserazione e tu ti lasci facilmente influenzare? Senz’altro meglio soli che distruttivamente accompagnati: essere la discarica delle grane altrui non è un trattamento di benessere nè per la salute nè, tanto meno, per il nostro preziosissimo tempo; essere influenzabili può diventare una risorsa se scegli consapevolmente da chi vuoi farti influenzare. Che attività fisica fai? E’ funzionale alla tua struttura fisica e ALLO SCOPO? I tuoi ritmi, le abitudini sono confacenti allo SCOPO? Alcool e nottate insonni non aiutano nè il tempo nè la salute. Come passi il tempo sui social: lo perdi, sostanzialmente, o lo investi? Che hobby pratichi? Che attività di contorno? Quali libri leggere… eccetera.

Fateci caso. Quando vedete una persona attiva, che sta avendo successo, o comunque focalizzata su qualcosa osservatela: al di là delle nevrosi che indubbiamente ha, vi dimostrerà praticamente cosa vuol dire essere focalizzati. Quella persona si immerge in quella sua passione; il suo Eros (la passione, lo slancio vitale) è lì, passa il tempo a pensare a quella cosa, anche quando non lavora, anche quando si rilassa. Parla di quella cosa continuamente. Vuole approfondire, sapere, sviscerare. Questo è avere un focus. Tutto il resto è subordinato, e diventa un mezzo per raggiungerlo.

Per qualcuno sono i soldi, il successo, la fama, la riprova sociale, avere il controllo, potere, il controllo mentale delle cose, la stima degli altri, considerazione, finalmente l’ammirazione di papà (con le dovute proiezioni del caso), fare il badante/la badante per l’ennesimo caso umano, la vendetta verso quella xxxxxx di mamma, fare il fallito come massima vendetta verso entrambi i genitori (due piccioni con una fava, che culo)… ognuno ha il suo.

Il mio focus è la crescita personale, e ogni mia singola scelta, da “A che ora vado a dormire?”, a “Cosa leggo adesso?”, “Cosa mangio?”, “Compro o non compro questa cosa?”, “Esco o non esco con questa persona?” risponde alla domanda: mi aiuterà a crescere, o mi allontanerà dal mio percorso? Questo mi permette di fare millemila cose: sono tutte collegate e servono allo scopo, uno scopo in cui ho riposto tutto il mio essere. Perchè lo scopo è amore, e l’amore vince tutto. La pigrizia e la distruttività sopra ogni cosa: l’amore è lo slancio vitale per eccellenza.

E tu, lo sai dov’è il tuo focus? O presumi di saperlo? Oppure dici (e ti racconti) che sia una cosa, ma nei fatti dimostri tutt’altro? Ci vuole verità, almeno con te stesso. Comprenderlo, è il primo e fondamentale passo. E se il focus è allineato alla tua essenza, di lì in poi è tutto in discesa, tutto scorre naturale e fluido come dovrebbe essere.
Tic tac: abbiamo troppo poco tempo e limitate energie per sprecarli.

Conviene esser laser, non lampadina.

La forza sia con voi. (Rispondere “E con il tuo spirito” non vale, chiariamo)
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6 risposte a "Laser o lampadina"

  1. Complimenti, bellissimo articolo. Il mio focus è lo stess, la crescita, la maturazione, secondo certi schemi. Sono meno ordinato, con ogni pensiero, spesso mi abbandono anche “al caos”.
    L’introspezione, per me, è fondamentale, anche se in essa, il caos vive e prospera.

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    1. Per esperienza il caos non è esattamente “amico” di un focus, o centro di gravità che dir si voglia. Ci vuole costante presenza mentale e lucidità per essere sempre nella “direzione” e il giusto atteggiamento di osservazione che valuta, di volta in volta, quali sono le priorità, le giuste cose da fare e il modo giusto per farle. Non dico che sia semplice e nemmeno è “naturale”, anzi: per anni ho vissuto nel caos anch’io, e tutt’ora mi impegno quotidianamente a combatterlo. È questione di metodo e disciplina: cosa che si può imparare e di cui parlerò nel “vademecum 3” 😉

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      1. La resilienza, un qualcosa di prezioso, un pregio unico. Non è facilmente ottenibile. Non come fanno sembrare, quando la studi, o la leggi.
        Il caos non è amico dell’ordine, è comunque necessario, e spesso avvolgente.
        🙂
        Ora che ho iniziato a seguirti, scoprirò cos’è il Vamedecum… allora.

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    1. In realtà, ti assicuro che sono esattamente l’opposto 😀 No, la rigidità spartana non mi appartiene. Mi appartiene, invece, il concetto di disciplina, che è ben diverso. La “rigidità” è un atteggiamento della struttura caratteriale, che si può riconoscere nel corpo, nel movimento e spesso anche nel modo di pensare, o gestire l’affettività. La disciplina è prendere seriamente qualcosa, ovvero, per dirla con le parole (che ho adorato quando le ho lette la prima volta) del Dalai Lama, è “necessità”: non è fare qualcosa “costringendosi” rigidimente a farla, ma comprensione (profonda) della necessità di farla. Se il tuo focus è reale, cioè veramente voluto col cuore, non è uno sforzo che fai malvolentieri tagliar via cose inutili o applicarti con metodo alle nuove cose da implementare per raggiungerlo. Se c’è dello sforzo contro volontà, uno sforzo che sviluppa un senso di frustrazione e ribellismo, a qualche livello non lo vuoi davvero: a questo servono le “terapie” e gli strumenti relativi. A capire qual è l’ostacolo che crea attrito, e quindi dolore.
      Per riassumere, prendo in prestito le parole di Fabio Guidi “Se hai capito, cambi. Se non cambi, vuol dire che non hai capito”. E “Ma sempre con spirito sportivo…” che vuol dire, fare le cose seriamente, sì, ma anche con amorevolezza, senza frustarsi a sangue e senza giudizio se “cadiamo” e “falliamo”. Na parola… ahahah
      Un bacio e buon pomeriggio anche a te 😉

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