Zombra

(NB. questo post è stato scritto ieri, in pausa pranzo, e poi stanotte. Prima che mi ci addormentassi sopra…)

Sono al secondo giorno di lavoro, un lavoro davvero strano e divertente nonostante le sue sfide, o forse proprio per questo: oggi sono alle prese con un lavoro “SEO”, cioè scrivere un testo zeppo come un tacchino USA ripieno di keywords, ossia le paroline che digitiamo nei motori di ricerca quando cerchiamo laqualunque. Ho sempre pensato (e nessuno meglio di voi lo sa) di avere un problema con la sintesi… eppure oggi, cazzo, devo fare un testo (anzi 4) di 500 parole e non riesco ad arrivare a 300… ma la sfida è divertente, è fatta di parole, e io ho le ditine magiche per le parole, perciò credo che fino a fine giornata ce la posso fare.

Ma passiamo alla personaggia di oggi: Zombra è una donna in là con gli anni, cieca e nativa africana. Ma soprattutto “veggente“: nei miei libri i veggenti hanno a che fare con un dono che è in realtà una maledizione, la capacità cioè di vedere cose che agli altri non è dato di vedere. Il che, se da un lato chiarisce nella loro mente i puntini e i fili che li collegano, li mette anche in una posizione scomoda: quella di colui che sa, ma non può comunicare. Un faro che è anche un muro. Non è facile spiegare ciò che senti e non ha parole per dirsi. Non tutto deve essere detto: questa è una regola che ho cercato di fare mia. Con gli studi di bioenergetica, fisiognomica, psicosintesi ecc. mi basta molto poco, a volte, per inquadrare chi ho davanti, i suoi punti deboli, i suoi punti di forza. Ci sbaglio pochissimo. Anzi, con un po’ di arroganza, potrei dire che vorrei tanto sbagliarmi a volte, ma non succede praticamente mai. Ma non tutto ciò che vedi può o deve essere detto. Dipende dalle circostanze. Dal “piano”. Dalla necessità reale. E dai futuri possibili. Brano tratto da Veritate, primo volume della saga di queifamosilibri.

Neanche Morgan Tyler riuscì a dormire, tanto per cambiare; quella volta, tuttavia, aveva qualcosa in più ad affollarle la mente. Al suo fianco Faith, invece, pisolava come un angioletto con un’espressione serafica sul viso. Sorrise nel notarlo. Che strana tipa, quella Chainse! Per tutta la vita aveva creduto d’averla inquadrata, e ora scopriva di non conoscerla affatto; “Oh, rompiballe lo resta comunque, e anche snob” pensò. Tuttavia non poteva ignorare che avesse del buono nel cuore; non poteva ignorare più nulla che fosse in quel cuore, nessuno più di lei ci aveva guardato dentro. E invidiò, come molte altre volte, quella sua sana capacità di sapersi abbandonare al sonno completamente.

– Dorme perché è in pace – sussurrò compiaciuta Zombra.

Morgan sobbalzò; non s’era aspettata che la donna fosse nei paraggi, né che le indovinasse il pensiero. Zombra era seduta a due passi, con la schiena contro un enorme tronco, e la fissava con quegli occhietti nerissimi e spenti, come se non vi albergasse vita dentro.

– Anch’io lo sono – rispose secca Morgan.

– Non credo proprio – sorrise la donna.

– In ogni caso sono fatti miei –

– Non è proprio così; tuttavia, non hai nulla da rimproverarti. I sensi di colpa nulla hanno a che fare con la responsabilità: i primi fanno parte della debolezza di un uomo, di ciò che egli crede di essere a prescindere da ciò che fa; la responsabilità invece è un fatto oggettivo: un essere umano adulto dovrebbe semplicemente imparare ad assumersela. Ogni azione ha conseguenze –

– Sei venuta a farmi la predica? – sospirò Morgan – Per questo abbiamo dovuto schiumare fin qui? –

Zombra fece spallucce.

– Chi sono io per conoscere tutti i motivi che sottendono un incontro? Dico solo quel che vedo: i sensi di colpa sono un’inutile perdita di tempo ed energie, in una donna che avrebbe ben altro da fare. Ma, mi rendo conto: qualunque cosa io dica, tu farai ciò che ritieni più giusto. Continuerai a sentirti in colpa, e a rinunciare ad assumerti le tue responsabilità… ma non è questo il punto – continuò Zombra, anticipandole la rispostaccia che aveva lì pronta sulla lingua – Il punto è che devi dormire, Morgan Tyler: è necessario che tu dorma, affinché tu possa essere riposata e sveglia domattina. Questo è importante; perciò ti consiglio di posticipare i sensi di colpa a domani, o qualche altro giorno. È necessario –

Lo disse in modo talmente calmo e logico che… a Morgan non restò altro che guardarla a bocca aperta; non riusciva nemmeno a sentirsi offesa, anche se aveva il sospetto di doverlo fare. Dopo tutto, aveva ragione quella Zombra là: doveva riposare, o non avrebbe retto un giorno di più… come se il sonno si potesse comandare con la volontà! Stava giusto recuperando il cipiglio per ribattere alla vecchia saputella cieca, quando quella parlò di nuovo.

– Non avere paura –

Di nuovo, la voce della donna la trafisse come uno spillone nel cuore, e seppe fare centro. Un centro caldo, e freddo, e doloroso. Dopo tutto, si ricordò Morgan, quella là era una veggente: doveva sapere a menadito cosa nascondevano nel cuore quei maldestri degli umani. Deglutì.

– La paura è mio strumento –

– Oh, sì, certamente. Come no. Ma io non parlo della paura che tu sei addestrata a controllare, a canalizzare… io parlo di quella che non vedi, ma ti blocca lo stesso. Quella che ti sta attanagliando la bocca dello stomaco, adesso. Non avere paura, non stai cambiando, non nel modo che pensi tu. Non sei un mostro, non lo sarai; sei solo quello che sei e sei sempre stata. Gli eventi svelano quel che siamo, solo la consapevolezza della verità ci trasforma. E… di solito, in bene – sorrise.

Com’era calda nel cuore la voce della veggente. Come suonava confortante, a confortare paure che, prima che quella parlasse, non aveva neppure saputo di avere. Eppure sì, un abisso di paura l’aveva inondata… un abisso che si portava dietro da giorni e giorni.

– Io non sono una brava persona – deglutì ancora Morgan Tyler, a mezza voce – Non sono quel che quella suora crede. Io uccido, e odio, invidio, e ho voglia di vendicarmi… a volte, nella mia mente, faccio cose orrende. A volte non solo nella mia mente. Non mi piace –

– Posso capirlo – annuì Zombra – Ed è umano, normale; dovremmo preoccuparci del contrario. Tuttavia, a volte uccidere è necessario. Credo che il tuo addestramento te l’abbia insegnato molto bene. E credo anche che ti abbiano insegnato, oltre al prezioso concetto del valore di una vita, quello del valore della morte: non è forse così? –

Morgan sospirò, e annuì.

– Ti hanno insegnato tutto ciò che un guerriero deve sapere per essere. Ora è il momento di mettere in pratica gli insegnamenti, Morgan Tyler, ora è il momento di scoprire chi sei davvero, e solo le azioni potranno dirlo. Laggiù, ti sei comportata da guerriera: l’hai fatto grazie a Faith, il che ci dice molto di voi due, ma l’hai comunque fatto. E lei non avrebbe potuto molto, senza di te. Riesci a capire il tuo valore, nell’accoppiata con lei? –

Morgan aggrottò la fronte, allora, proprio come Faith alcune ore prima. Valore? Aveva un valore fare due mosse, un paio di capriole e menare fendenti a destra e a manca?

– Non lo so. Che intendi? –

Zombra sorrise ancora una volta. Un volto, il suo, che sembrava dover solo sorridere, increspandosi come una mappa piena di montagne e valli e fiumi.

– Io non ti capisco – ammise Morgan infine – Come non capisco la metà delle cose che dite voi veggenti; io sono Morgan Tyler, un turner. Non c’è altro –

– Come vuoi; ti consiglio, però, di non pensarci ora. Il pensiero agitato non può cambiare la realtà delle cose: hanno un loro corso che prescinde da esse, e tu puoi semplicemente accettarlo e scoprire quale piacevole sensazione è poter dormire, oppure affannarti a cercar di dargli un’altra forma. La verità delle cose non chiede consenso agli uomini; loro possono subirla, rivestirla, darle nuovi nomi, ma essa resterà sempre uguale a sé stessa –

– Io non voglio cambiare la verità delle cose; voglio capirla –

– Non devi fare alcuno sforzo, allora; dobbiamo solo sforzarci di non adattarla a noi. Abbandonati alla verità, cedi le armi alla nudità delle cose; non tutto su questa terra è una guerra, Morgan Tyler, alcune cose possono esistere solo nella pace e nella serenità del cuore. Prova a chiudere gli occhi e a non pensare, prova a dormire davvero –

Morgan ci provò, ci provò sul serio, ma per quanto si sforzasse, non le riuscì di “abbandonarsi” se non a notte inoltrata, e solo perché ormai le forze fisiche avevano superato ogni umano limite.

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