Impavidi fedeli guerrieri

Qualche tempo fa ho scritto un post sulla morte, Finché non ci separi.

Un post a lungo meditato, come è stata meditata a lungo la grande e misteriosa cosa che fa paura a tutti. E’ stata mia compagna per molti anni. Tutti quelli in cui non ero viva abbastanza eppure ancora troppo per morire nel vero senso della parola. In quegli anni ci pensavo spesso, quotidianamente, anche più volte al giorno.

Poi ho scelto la vita, chè tanto la morte non la inganni: prima o poi rende il conto a tutti, che lo vogliano o meno. Perciò, tanto vale godersi il giro di giostra, dico io (e prendo in prestito a Tiziano Terzani un’espressione davvero felice di un suo bel libro).

E però è sempre lì, dietro l’angolo. Ci sfiora ogni giorno, in tanti aspetti; le cose che finiscono muoiono. Muoiono le piante, gli animali. Muore il giorno. Muoiono scelte non fatte, possibilità non colte. Muoiono i tempi, le idee. Muore ciò che non serve, o non resiste, o non riesce a stare al passo. Muore l’amore, a volte.

Eppure, nella morte ho colto il seme della vita. Ciò che rinasce dalle ceneri; gli amori che possono sbocciare dalla fine di quelli morti. La vitalità che si fa strada quando muoiono aspetti di noi involutivi e distruttivi, come è capitato a me un anno fa.

Oggi è morta la mamma di una mia cara amica, mio braccio destro e collaboratrice di Mobedì. E ciò che mi ha più colpito, a parte il fatto che non ci sarà più, è stato che se ne va a pochi mesi di distanza dal marito, scomparso poco prima di Natale.

Non è la prima volta che mi capita di osservare che il marito o la moglie muoiono e il consorte poco dopo li segue. Mi colpisce profondamente, perché in quest’era digitale, dove tutto è accessibile, il cuore dei terrestri resta un mistero inaccessibile ai loro stessi occhi. E l’amore stesso resta una specie di miraggio, mezzo romanzato, mezzo mistificato dalla malcultura dei nostri secoli. Eppure, come in un rito indù, ancora oggi, persino qui, ci sono mogli che preferiscono ardere vive sul crogiolo del proprio amato, piuttosto che continuare il viaggio terreno da sole. E mariti capaci di consacrare un Taj Mahal all’amore che non rivedranno più con gli occhi di qui.

Mi colpisce la devozione. Il dolore che travalica i confini, e si riunisce di là, dove l’anima sarà più leggera e potrà amare senza impedimenti e le michiate di qui.

Ancora una volta mi riscopro piccola, priva di fede, e soprattutto invidiosa. Invidio la devozione. Invidio la fortuna di aver trovato un compagno così leale, profondo, sincero, con cui condividere le bellezze e le avversità di questa vita. Invidio persino il dolore della perdita, così acuto, da rendere impossibile l’andare avanti… non perché da soli, ma perché senza lui, proprio lui, l’unico lui al mondo.

L’Amore esiste. Lo osservo. Lo tocco con mano. E’ la cura, il rispetto, il silenzio, la pazienza. E’ una coperta rimboccata, una carezza sfiorata, un fiore. E’ uno sguardo pieno d’amore e ammirazione; è un cenno d’assenso, uno scherzo per ridere insieme. E’ “cucino per te”, è “come stai”. E’ ascoltare il bisogno profondo dell’altro, perché mi interessa. Perché ti amo e mi interessa sapere davvero di cosa hai bisogno, anche se non è ciò che io vorrei darti. E’ guardare negli occhi l’altro e decifrare i suoi mondi, i suoi demoni, i suoi abissi. E’ ascoltare le sue parole e i suoi silenzi, con attenzione. E’ trovare magnifico camminare al fianco di un altro, così speciale, così unico, così stimolante nel farci crescere, anche quando ci fa venire i nervi; così compagno di via.

Non dovremmo chiederci se l’Amore esista. Dovremmo chiederci se ne siamo capaci. Se vogliamo esserne capaci: perché è una nostra scelta. Se siamo, cioè, disposti ad impegnarci a fondo e a lottare per esso. Solo gli impavidi hanno diritto all’Amore, perché sanno sfidare la paura e le abitudini, per trovare quella novità che cambierà il loro essere. E fedeli: perché bisogna avere fede, per Amare, fede nell’Amore, nella Via, in se stessi e nell’altro. Non è per tutti: per questo la società non è mai stata così liquida come ora che nemmeno le convenzioni sociali reggono più. Non è per tutti, perché implica una tempra che va perdendosi. La capacità di restare fedeli alla parola data per anni, senza lasciarsi turbare dalla noia, dalla stupidità, dai social, dalle mode e da chissà quali altre idiozie. Non per tutti: solo per gli impavidi, fedeli, guerrieri.

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3 risposte a "Impavidi fedeli guerrieri"

  1. L’amore esiste ed è forte, ho un compagno di vita, mio marito, con cui oltre a vivere penso che la morte ci può unire, io non potrei stare senza di lui e lui senza di me, vorrei e desidero pensare che saremo sempre uniti in vita e in morte. La morte mi accompagna sempre, esattamente come te, ma ora no, ora c’è ancora mia madre, sono unita da un filo rosso a lei e a mio marito. Teniamo duro finché il sole sorge ancora sopra le nostre teste😘😘❤️❤️

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