A digiuno di idee

(Post scritto una decina di giorni fa. E da allora non ci siamo più visti e – quasi – più sentiti. Per dovere di cronaca. Dopo tutto, l‘evanescenza di Tizio è ormai un dato di fatto…)

Tizio sta a digiuno. Quello dove non si mangia, cioè. Nemmeno una briciola. Nemmanco un tozzetto di qualunque cosa edibile.

Un mesetto abbondante fa mi chiese delucidazioni in merito. Essendo io esperta, dapprima come studentessa di medicina, poi come cultrice della materia naturopatica, igienistica e dintorni, avrei potuto tenere un seminario sulla questione. Ora è da un po’ che non digiuno, ma l’ultimo è stato un’esperienza straordinaria. Parliamo di digiuno terapeutico, ovviamente, e cioè fatto allo scopo di espellere tossine e, nel caso, favorire la naturale fisiologica attivazione dei meccanismi di guarigione propri di ogni organismo.

Tengo a precisare che, essendo nata scettica e scienziata (prima della mia apertura “olistica”), mi è rimasto l’approccio metodico alle cose, e cioè fatte con cognizione di causa. Innanzitutto sono fermamente convinta che non tutti siano portati per la pratica del digiuno; con l’esperienza, negli anni ho visto persone ingozzarsi come anatre da patè per poi ricorrere periodicamente al digiuno per depurarsi: una pratica nevrotica e dannosa, a mio parere. Nemmeno si può pensare che sia la panacea a tutti i mali, se alla depurazione fisica non si accompagna anche un Lavoro interiore. Le brutte abitudini hanno a che fare con gli impulsi autodistruttivi inconsci, che vanno resi consci e superati coi giusti mezzi.

Avendo studiato MOLTO approfonditamente la questione, so che non comporta alcun rischio per la salute (anzi; esistono diversi studi che dimostrano quanto alla fisiologia cellulare giovi, a tutti i livelli, uno shift metabolico quale quello che avviene in un digiuno prolungato), tuttavia non andrebbe fatto senza una guida esperta e, possibilmente, professionale. Sempre per esperienza: ho visto persone con scarso o difficoltoso grounding sbarellare di brutto durante un digiuno.

Ma andiamo avanti. Nella mia pratica, seguivo alla lettera le raccomandazioni dell’igienismo della prima ora, Shelton per la precisione, con il digiuno totale, accompagnato da sola acqua e limone. L’ultimo digiuno, il più lungo che io abbia mai fatto, durò 21 giorni, e, come dicevo, fu l’esperienza più straordinaria che io abbia mai fatto: provavo uno stato di calma, lucidità e comunione col tutto difficilmente spiegabili a parole. Inoltre i problemi e gli affanni che normalmente mi opprimevano il cervello persero di importanza; era come se in quei giorni scoprissi davvero che “conta altro nella vita”. Mi colpì molto, qualche tempo dopo, la descrizione che Aldous Huxley nel suo “Le porte della percezione” faceva degli effetti della mescalina: erano estremamente simili a quel che provavo in digiuno! Ignoravo, infatti, che la mescalina induce una sorta di digiuno chimico neuronale, riducendo il metabolismo glucidico nel cervello. Ad ogni modo, fu un digiuno profondamente desiderato e vissuto: credo sia questa la chiave per viverlo al meglio.

Ma dicevamo, Tizio. Da un po’ di giorni abbiamo ripreso, timidamente, a sentirci. Ieri ci siamo (addirittura!) visti. E’ stato molto strano. In questi giorni un anno fa eravamo insieme. Mi sembra una vita fa. E’ stato strano, e bello. Quando parliamo le ore volano sempre, e abbiamo così tante cose da dire, tante parole su cui ricamare. E quando parliamo dei nostri progetti si attorcigliano e incrociano ancora, sempre, come i viticci intorno a un ramo. E quando mi ha detto che tra poco saranno quaranta giorni che digiuna, non ho potuto far a meno di imprecare sonoramente in segno di sorpresa.

Un anno fa Tizio fumava, mangiava cose indicibili, viveva in un tugurio dove l’ordine e il decoro erano un’opinione molto controversa, ed era vagamente consapevole di avere un corpo, solo perché la mattina (grazie alla sigaretta, che non sapevo avesse anche funzioni lassative) manifestava necessità intestinali non ignorabili.

Il suo sguardo assente era solo un corollario. Ma un corollario importante per una che al Lavoro su di sè ci teneva come ci tengo io. Ero molto fragile all’epoca, e debole, e non nascondo che la sua distruttività, molto palese in molte cose, mi spaventava. Era già difficile per me riuscire a mantenermi a galla io; assorbire influenze di un certo tipo, e abitudini di vita così diverse dalle mie… sì, l’ho detto, mi spaventava. Ero abituata a delegare a Lui (il-lui-dei-10-anni-che-ho-mollato-per-Tizio) il compito di essere mio arbitro e carabiniere, in tutto, specie nella dieta. Molle e ameba com’ero, non ero nemmeno capace di aver giudizio da sola (sic!).

Venivo da una vita con due terzi di verdure e un terzo di proteine (vegetali spesso) o cereali semintegrali a pasto, con zero zuccheri, zero prodotti chimici e della grande distribuzione, quindi zero sigarette… una vita di hummus di ceci, dahl di lenticchie, maionese di avocado, crema di fagioli al cacao ecc ecc. Infatti, i giorni con Tizio me li ricordo come i più burrascosi di quel periodo. Io ero troppo rigida, e lui troppo Tizio.

Ma timidamente qualcosa provai a dirglielo. Con delicatezza. Tizio è molto intelligente: capì alla perfezione. Ma era fragile e debole anche lui.

Poi, come sapete, ci separammo. A fasi alterne, ci siamo rivisti, o risentiti. Ci siamo anche mandati malissimo (io a lui, più che altro). Ma ieri è stato molto diverso. Lui era diverso, e anche io credo di essere cambiata.

Ha smesso di fumare. Ora vuol farsi il dentifricio con l’argilla. E usa il limone per alcalinizzarsi. E sta digiunando. Ha cambiato casa; ora vive a contatto con la natura e gli animali in un posto che, senza nasconderlo affatto, gli invidio tremendamente. Inoltre, cosa per me davvero importante, ieri sera aveva uno sguardo lucido, presente, saggio. Ed era sinceramente interessato a sapere come stessi. Mi ha sorpreso, e scombussolato, lo confesso. Specie quando, salutandoci, è stato più affettuoso del solito. Cioè del solito a cui mi sono abituata da quando abbiamo rotto.

Sa perfettamente, credo, cosa provi ancora per lui, anche se non lo dico. E so quanto cauto lui sia. Ora sono cauta anch’io; l’esperienza si fa apposta per prendere le misure alle esperienze future, e sarei davvero imbecille a buttarmi a peso morto in una storia senza la minima cautela, dopo le enormi sofferenze dell’anno passato. Perciò non mi faccio film nè pensieri assurdi; ho imparato la pazienza. Abbiamo aspettato un anno, siamo cresciuti e cambiati entrambi. Se quello che provavamo è autentico, possiamo aspettare ancora, il tempo necessario. Senza quest’anno di separazione, credo di poter dire con certezza che forse non sarei diventata la donna autonoma e forte che oggi sono; e forse nemmeno lui sarebbe diventato l’uomo lucido, dignitoso e forte che ho visto ieri.

Di sicuro, rientrando a casa, nel cuore ho sentito un guizzo di gioia, ma ho imparato a gioire delle cose nel tempo che vivono: ogni cosa passa. Perciò non importa se domani torneremo a vivere in silenzio e separatamente le nostre vite. Lui esiste, sta bene, si sta prendendo finalmente cura di sè, e di questo sono profondamente felice.

Oggi gli ho chiesto come mai ha svoltato vita così. Mi ha risposto che Einstein una volta ha detto che “Se vuoi che le cose cambino, non puoi fare sempre le stesse cose”.

A dirlo è facile dirlo. Ma uscire davvero dalla zona di comfort, come ho fatto io un anno fa, quanti sono davvero capaci di farlo? A essere sincera, io stessa, se avessi saputo tutto il dolore, e le difficoltà che avrei dovuto affrontare… non credo ne sarei uscita. Anche Tizio, tanto saggio quanto fanfarone (come dicevo qui, gli viene facile), non è ancora uscito dalla sua zona di comfort. Non ancora.

Ad ogni modo, ci sta provando, diamogliene atto. Sarà l’effetto del digiuno? Io durante quel famoso digiuno straordinario ebbi l’ispirazione per il mio ultimo libro, Libertate, un libro energico e di svolta. Il digiuno credo, per assurdo, che alimenti le parti normalmente poco espresse di noi. Credo, cioè, che non sia balzana l’idea di un digiuno alimentare quando si è a digiuno di idee nello spirito.

E come periodo dell’anno, per motivi fisiologici, climatici e spirituali questo è decisamente quello ideale.

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