Nei momenti e nei posti sbagliati

Sarà il ciclo. Oggi è un po’ sottotono. Anzi, sotto un treno proprio. Non si può mica essere sempre al top. Non so esattamente cos’è che mi butta così giù.

Fanno a gara troppe cose. Il dolore, la solitudine. Le cose che ancora non sono riuscita a lasciar andare.

Anche il mio corpo non sta molto bene. Sta reagendo male a tutta la gente intorno, allo stress quotidiano. Psicologicamente sono lucida e stabile. Ma il mio corpo manifesta quel che col resto non voglio esprimere: la paura, la difesa. Questo senso di continua aggressione che provo; stare in mezzo agli altri per me è davvero tremendo. Il loro sguardo mi opprime, mi svuota. Mi annienta a volte.

Non credo di aver mai avuto una dermatite così a sangue come in questi giorni. La mia pelle si arrossa e fa le squame, come una corazza, ma non ci riesce. Non è di metallo. E’ fatta di cellule morte e sangue. Morte come soldatini allo sbaraglio, andate in guerra senza un’adeguato addestramento, nè un equipaggiamento come si deve.

Così mi sento il più delle volte. Come le mie cellule morte. Allo sbaraglio e senza equipaggiamento.

Poi non mangio a orari regolari. E ho fame nei momenti sbagliati. E mi dimentico sistematicamente di bere, il che non migliora certo la dermatite.

O forse è la solitudine, il problema. Ogni giorno quando imbocco il ponte Adriatico per immettermi sulla SS16 direzione Brindisi per tornare a casa, avverto un senso di vuoto nel petto, e non è la fame. E’ un vuoto che fa male, ma piano, come uno scalpello in sordina. So che non ci sarà una casa, nè qualcuno ad aspettarmi.

Ma forse non è nemmeno esattamente questo. Non se nto il bisogno di un uomo. Nè di qualcuno in senso lato, chiunque esso sia. E’ un senso di solitudine più acuto ed esistenziale. Credo. Quella in cui sai di non poter condividere un silenzio, dei valori. Per esempio la benedizione del cibo a tavola vissuta con vibrante sacralità e sincera gratitudine a Madre Terra e a tutti quelli che hanno fatto sì che tu potessi mangiare. Faccio fatica, certi giorni, a mantenere il grounding, la centratura sulla realtà. Su ciò che è giusto. Mi sento un po’ smarrita. E quel che mi manca è il gruppo. Il senso del gruppo che ti rafforza, e ricorda qual è la Via.

E forse non è nemmeno ancora questo. Forse è che mi sento inutile, in fondo. Non perché io pensi di esserlo. Tutt’altro. Solo, mi chiedo, cosa sto facendo di veramente utile per l’umanità. Senza megalomanie. Ho il mio piano. Ma certi giorni mi chiedo se sarò davvero in grado di seguirlo e realizzarlo.

Bah, non diciamo puttanate: sono sola nei momenti e nei posti sbagliati, ecco il problema.

2 risposte a "Nei momenti e nei posti sbagliati"

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