Una preghiera

Ci sbatto ancora la testa, ogni santo giorno. Cribbio.

Non ho fede.

Sono una piccola imbecille senza fede.

Irrimediabilmente. Oddio, spero di no, ma…. lo storico non crea premesse allettanti.

Non ho alcuna fiducia in me stessa, non ne ho negli altri, e soprattutto non ne ho in Dio.

E non parlo del Dio cattolico, quello che se vai a messa sei bravo e andrai in paradiso e sennò brucerai all’inferno. Parlo del Dio di tutte le cose, quello che ci tiene legati tutti insieme stretti stretti.

Quello che ci lega anche se non ci conosciamo, che ci tiene uniti, connessi, sospesi… quello che è amore, verità, unità. Quella cosa che senti forte quando tutto scorre e tu segui il flusso, e anche quando ci cozzi contro, disperandoti con un “No! Non deve andare così!”.

Ecco. Questa è la più devastante delle carenze di fede. Che ne sai tu di come deve andare la storia? Tu sei lo scoglio, la rupe contro cui si frangono i flutti della storia… e sai che fine fa quel ruvido scoglio? Si prende mazzate di ondate in faccia per tutta la vita, finché alla fine non si scioglie in un liscio ciottolino che scorre con l’acqua impetuosa.

Cosa voglio dire? Che le cose accadono, certe cose le facciamo accadere, anche senza rendercene conto, certe altre arrivano non richieste, e il massimo che possiamo fare è cercare di avere la lucidità per capire “Quale sia la cosa giusta da fare“. Oppure se scorrere insieme alle cose. Nel “normale corso delle cose”. Questo è il titolo occulto della mia saga fantascientifica inedita.

Certi giorni, quando mi assale la disperazione, come una bruma dalle profondità della baia delle mie viscere, io mi dimentico.

Mi dimentico chi sono, veramente, cosa ho fatto, cosa sono capace di fare. Mi dimentico dove sono, con chi sono. Mi dimentico che non sono mai stata sola, e non intendo per via di amici, o gruppi o che so: parlo proprio di quel Dio là. E che quel Dio è anche dentro di me. Nella disperazione più assoluta lui c’era, come io c’ero: io c’ero per me. Ho avuto l’astuzia e la forza di salvarmi, di prendermi cura di me.

Soprattutto, mi dimentico le parole della preghiera più giusta e vera che si possa rivolgere a quel Dio: non ha senso, ed è profondamente stupido ed egoista chiedere “Ti prego, levami le castagne dal fuoco“, “Per favore, fammi succedere questo e quello“, “Se mi fai incontrare questa o quella persona, ti accendo un cero ogni giorno per tutta la vita…”. Che miseria: tutto qui? Una preghiera del genere è per gente idiota, con la vista corta e priva di fantasia.

Una preghiera degna di questo nome dovrebbe dire “Dio, dammi la fede, nei momenti di tristezza, di stanchezza e di debolezza. Dammi forza, coraggio, dammi lucidità. Aiutami a ricordare che io sono. Dammi la capacità di vedere le possibilità. E mettimi nelle migliori condizioni per poter esprimere i miei talenti, per essere tuo strumento. Fai di me uno strumento del tuo piano, e io lo seguirò“.

Questa è una preghiera in cui riporre fede. Ma ho il sospetto che se non si ha fede in se stessi, è un po’ difficile averne in qualcosa di più grande.

Eppure… Di quante prove abbiamo bisogno per credere che sia così? Che ci sia qualcosa in cui confidare, malgrado tutto? Che se poni bene la domanda, sei fiducioso e nel frattempo (soprattutto) ti dai pure da fare… Prima di quanto immagini la risposta arriva?

Una risposta a "Una preghiera"

  1. La fede….quel meraviglioso strumento che consente si trovare un appiglio quando gli occhi e la ragione non ne vedono uno. Mi sono spesso chiesto cosa mi mancasse (o casa avvessi in piu di altri) che mi impedisse di avere fede…di avere la speranza che qualcuno potesse proteggermi e risolvere le mie paure, angosce, preoccupazioni, problemi. La fede, in me, credo sia crollata con la prematura consapevolezza che a dannarci non sia il “problema” ma il modo in cui l’affrontiamo, che il nostro peggior nemico possa divetare la nostra coscienza, la nostra profondità. Non ho fede perche ho imparato che la parte piu importante del “mio problema” è proprio l aggettivo MIO e non il problema in se. Non esiste una vita senza problemi ma possiamo provare a non sentirci soli con noi stessi sapedo che siamo, tanto parte del problema, quanto della soluzione….forse in questa consapevolezza…solo in questa…ho fede. Se si ha fiducia in se stessi, forse, non si ha bisogno di credere in qualcosa di piu grande…forse diventa piu semplice accettare l’imprevedibilità della vita (nel bene e nel male)….forse è piu semplice comprendere che la felicità è una scelta di vita e non una utopica assenza di problemi….
    La fiducia in se stessi, almeno per me, non è la convinzione di poter superare tutto ma la convinzione che qualsiasi cosa accada, qualsiasi imprevisto ti capiti davanti….ci sia sempre la possibilità di una serenità d animo…qualche volta la trovi nel passato, altre nel futuro, spesso nel qui ed ora…

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