Migliore di chi

Sarcasmo, l’ultima spiaggia dei “poveracci dentro”

C’è una tendenza inveterata da un po’ di tempo in qua, sul pianeta Terra.

La tendenza a fare i furbi. No, non intendo i “furbetti” del quartierino, quelli che di fregare il prossimo ne hanno fatto il 13° comandamento. Quelli ci sono, e ci saranno sempre. Ma non intendo quelli, no. Intendo proprio il sentirsi più furbi, più scafati, più brillanti degli altri. Il dirsi intimamente “Io sì che sono intelligente; l’ho pensata io questa genialata. Mica tu. Mica sono come te, scialbo, comune, mediocre mortale“.

Che è un modo di sentirsi “migliori”.

I peggio umani con questa tendenza sono quelli che di facciata fanno gli umili. Di facciata si mostrano poveracci, democratici, senza troppe pretese. Invece ne hanno eccome. Ma la facciata umile gli serve: a preparare un terreno di “scarse pretese” nell’altro, per il coup de theatre a posteriori. Come a dire “Non te l’aspettavi, eh? Che io fossi così e colì. E invece…”.

Hanno bisogno della competizione. E la competizione gli fa brillare gli occhi di eccitazione: fateci caso. Poi, ovviamente, danno fondo alle cartucce in dotazione, perché una volta in competizione non possono perdere: devono distruggere. E sul loro terreno saranno ovviamente vincitori: gli piace vincere facile. Poscipòpopòpopò.

Ecco, questa è una caratteristica cui, poverini, non possono sottrarsi: devono distruggere l’altro. Lo fanno con battutine sarcastiche, uno sguardo, che magari cerca l’intesa del compagno di merende nel gruppo, da cui sentirsi spalleggiati nello sfottò, una chirurgica frecciatina demolitiva.

Esatto. E’ esattamente questo quello che ottieni a fare il “Di più”, a spese di qualcun altro.

Non c’è niente di più umanamente atroce dell’impulso a distruggere l’altro con una battutina: il senso profondo è il cercare di buttar giù l’altro, demolirlo alla base, distruggere il suo Io e il suo senso all’esistere.

Apparentemente sembra una battutina innocente, ma non lo è. Lo sguardo “furbetto” con quella sfumatura “sadica”, dice tutto. Il senso stesso della battuta dice tutto: una battuta innocente “Ride con te”, non “Di te”. C’è amore in una battuta per ridere. C’è, spesso, autoironia, oltre che ironia. C’è consapevolezza, soprattutto: vuol dire, cioè, che “So cosa sto dicendo, e perché lo sto dicendo”. In una battuta sarcastica demolitiva non c’è alcuna consapevolezza, perché se ce ne fosse, la battuta non esisterebbe: se fossi consapevole di ciò che sto dicendo e del perché lo sto dicendo, mi vergognerei a tal punto di me stesso, da trovare semplicemente riprovevole seguitare a farlo.

Ma perché dovremmo sentire il bisogno di demolire l’altro?

Perché, molto semplicemente, ci si sente una nullità nel profondo. Non ho detto che lo si è: ho detto “Ci si sente”. Qualcuno o qualcosa ci ha convinti di essere una nullità. E il modo, il singolare modo, che abbiamo trovato di reagire a questa credenza inconscia è demolire gli altri, portarli al nostro stesso livello di nullità, per rendere questo senso di nullità più sopportabile, e lo si fa da vigliacchi: specie con quelli, cioè, con sui sarebbe più facile “vincere” (e quindi si è vigliacchi due volte: uno perché giochi a fare il “furbo” per sentirti migliore, e in realtà è solo un modo per dimostrarti “Mah, tutto sommato non sono il peggiore della compagnia”, due perché scegli di fare il furbo coi più deboli).

E’, in breve, un sintomo dell’essere “poveracci dentro”, a tal punto che l’unico modo per sentirsi migliori è cercare di distruggere l’altro. L’invidia, la calunnia, il complotto sono solo figli degeneri di questo bisogno demoniaco (inteso come sinonimo di “distruttività”). Ma, in fondo, quando sveli la realtà sottostante queste dinamiche ti rendi davvero conto che ogni diavolo è soltanto un “povero diavolo”, come mi è stato insegnato in Toscana.

Quel che ci si dimentica sistematicamente, sia quando “sveliamo” in noi questi impulsi, sia quando ne siamo “vittima”, è esattamente questo: l’esterno è un riflesso speculare dell’interno. Chi vuole trionfare a livello egoico fuori, ne ha un bisogno viscerale dentro: è, ribadendo il concetto, un poveraccio a livello profondo. Ne è convinto. Di sentirsi migliore ne ha bisogno. E’ una questione di sopravvivenza, capite? E’ comprendere questo che dovrebbe indurci a provare niente più che profonda tristezza e pietà per questi individui. Posto che un’elegante mandata male, ogni tanto, se la meritano con gli interessi… magari una sarcastica battuta di circostanza, che sappia essere chirurgica quanto le loro: giusto a dire “Ecco, amico: ora sai esattamente cosa si prova quando fai il Grande gratis con le tue adorabili paroline che simpatiche non lo sono manco per sbaglio, ma in compenso sono degne della peggior fognatura del mondo”. Ridicolo. Così dovrebbe sentirsi, in consapevolezza. Ridicolo ad aver bisogno di sentirsi migliore.

Migliore di chi? Del prossimo, che è uguale a me? O che, magari, è davvero migliore di me per il semplice fatto di non avere questo miserabile bisogno? Chi sa di essere, chi è davvero consapevole di esistere, non ha bisogno di darsene un motivo. Non ha bisogno di sentirsi migliore di chiunque.

Spero sia chiaro: questo è un discorso che interessa noi tutti, chi più chi meno. Sto parlando di tutti. Specie voi che finora avete fatto di sì con la testa pensando a tutte le persone che un po’ vi stanno sulle gonadi e un po’, a vario titolo, incarnano il “personaggio” finora descritto. A volte le prendi, e a volte le dai: è nel darle che dobbiamo osservarci, sgamare questi orrendi impulsi distruttivi, provarne vergogna, provare il genuino sano desiderio di prendere le distanze e dire “Mai Più… mai più voglio far del male così a qualcun altro. Che miseria di persona sono?”.

Spero, cioè, che si capisca che è ora di finirla con questa minchiata colossale che “I cattivi sono là fuori”. Costa una cifra ammetterlo, ma il cattivo è dentro, ed è estremamente facile “sgamarlo”: Philip Zimbardo nel magistrale “Effetto Lucifero” ci rende chiaro che non esiste il Male assoluto, esiste il “far male”. Se qualcuno si fa male, per colpa nostra, abbiamo sbagliato, punto. Non c’è chissà che su cui far filosofia. E’ un discorso complesso, certo, in cui entrano in gioco proiezioni reciproche ecc, ma esiste (ESISTE, Dio buono) un confine sottile e che se siete un minimo intelligenti riuscite a cogliere facilmente, tra “legittimo e non legittimo”.

Perciò, se ascoltandoci becchiamo uno di questi impulsi, il bisogno di sentirci migliori, la domanda da porci è: migliore di chi? E perché?

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Una risposta a "Migliore di chi"

  1. A diciassette anni c’era una ragazza che mi piaceva molto. Ho cominciato a massacrarla di battute pungenti. Lei dapprincipio ha abbozzato. Poi mi ha rifiutato su tutta la linea facendomi capire espressamente che mi odiava. Ciò mi ha fatto molto riflettere. L’amavo ma per via della mia inadeguatezza avevo ottenuto l’effetto opposto. Da allora non ho più detto niente di cattivo su di lei finché non mi ha perdonato. Molti anni dopo l’ho rincontrata. Temevo che si ricordasse ancora di quella storia… Invece fortunatamente non vi era la minima traccia di essa in lei. (beh, forse anche perché non contavo poi così tanto per lei,,, :-D)
    …Invece ho scoperto che un’altra ragazza (sempre di quel periodo) sembrerebbe che mi odi! E dire che a lei neppure avevo fatto tutto questo male… La morale della mia vicenda è questa: okay, sei piccolo, fai molti errori, ma poi arriva il momento di crescere, di fare la persona adulta, cribbio! Invece molte volte a me sembra che si rimanga immaturi da questo punto di vista, paurosamente egocentrici, con i bisogni primari di un ragazzino inadeguato che non sa come stare al mondo, non sa con chi essere arrabbiato, non sa rapportarsi con le persone nel modo giusto, nasconde tutte le sue profonde insicurezze trincerandosi dietro un alto muro di aggressività e falsa ironia.
    Quello che hai scritto mi ha ricordato sopratutto i cosiddetti leoni da tastiera di oggi. Se magari farai parte di qualche gruppo in particolare su Facebook te ne sarai resa conto (non mi riferisco a quello che hai creato tu, del tuo paese, ovviamente): c’è un sacco di gente che si crede davvero sarcastica, che per confermarselo, come pure per confermarsi che sono vivi e hanno diritto anche loro di stare al mondo, non fanno altro che scrivere cose corrosive contro chi gli capita a tiro. Meglio se mi lasciano stare, a me… Che io brandisco quelle armi molto meglio di loro. Io alla bisogna sarei in grado di distruggerli con le parole. Come infatti spesso faccio quando mi capita sotto il politico di turno. No, con loro non si deve esser teneri. Loro si meritano anche gli insulti. Con loro non sbagli mai se li attacchi.

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