Il pensiero positivo è negativo

Convincerti che va tutto bene e andrà sempre meglio, se di fatto non è così, non è un “pensiero positivo” che attrarrà positività: è una solenne stronzata e basta.

Il motivo è estremamente semplice: la verità è l’unica che comanda. L’unica. Che. Comanda.

Una volta una persona più saggia di me ha detto

“Tra volontà cosciente e volontà inconscia vince sempre l’inconscio”.

Vince. Sempre. L’inconscio.

Vedo intorno a me torme di persone distruttive travestite da positive: si sfondano di cibo, l’endovena di felicità indotta del depresso, si sfondano di contentini compensatori, oggetti, feste, film, libri, risate per non pensare, sesso. Qualunque cosa pur di non sentire il vuoto, la tristezza, la rabbia feroce: ed è tutto questo che in realtà comanda la loro vita.

Convinti di poter gestire gli eventi e “attrarre” persone e opportunità, solo ripetendosi “pensa positivo”, li vedo attrarre persone nevrotiche e situazioni catastrofiche una dietro l’altra. Li vedo crollare dietro stati d’animo che vanno nella direzione opposta: chiusura, sfiducia, sconforto.

Ripetono “pensa positivo”. Lo ripetono in modo esagerato, grottesco: finto. Sono giganti su piedi di argilla. Denigrano, odiano, respingono chiunque gli possa sembrare “ombroso”, ombra della loro stessa odiata ombra: sono distruttivi per definizione, ogni volta che l’inconscio gliene offre occasione (e l’occasione è quotidiana). Ma quando una soluzione positiva per davvero passa sotto il loro naso, ecco che viene di nuovo fuori il “Non ce la farai mai. Non è possibile. Non si può fare. Non potrà cambiare mai. Sarà difficile. Sarà un fallimento”. Questa è la volontà inconscia che comanda la loro vita, il vero Dio che venerano acca ventiquattro.

Devi urlare, perciò, urlare che andrà tutto bene, per convincerti.

Se urli qualcosa, è perché hai un disperato bisogno di convincerti dell’opposto in cui fermamente credi: la tua menzogna personale. Niente è un fallimento per principio: lo diventa se ne sei convinto nel profondo, perché lasci tutto così com’è per sempre. Dai per scontato che sia un destino immutabile: risvegliarsi significa comprendere che il destino è una tua precisa quotidiana responsabilità, fatto delle scelte e azioni che compi in ogni momento di ogni giorno della tua vita. Solo tu puoi mettervi mano: nessun libro, nessun saggio, nessuna canzone a frequenza positiva possono cambiare le cose; solo le tue azioni possono.

D’altro canto, colorare in tinte fluo una situazione in scala di grigi è un’altra menzogna. Come può andare tutto bene se di fatto c’è un pericolo reale, se c’è un debito, un rischio, una mancanza di stabilità, di casa, di affetti sinceri, di reddito? La reazione sana all’incertezza è paura e rabbia: hanno ragione di esistere queste vilipese emozioni, e per quanto assurdo sono questi i motori del cambiamento. “Io devo levarmi di qui nel più breve tempo possibile, cazzo”: questo è un pensiero che ha senso. Non sarà positivo secondo i canoni piennellisti, ma è una leva, e una leva autentica è la forza più potente dell’universo. Una buona cosciente motivazione è il motore di ogni rivoluzione autentica.

Sì, perché l’idiozia è questa: chiamare bella una situazione oggettivamente brutta, e brutto ciò che invece è davvero bello. Condannarsi ad accettare l’inaccettabile perché convinti che non sia mutabile, e cercare di lottare contro i mulini a vento in situazioni non mutabili. L’idiozia, in pratica, è cieca alla realtà: non vede ciò che si può cambiare, non sa distinguerlo da ciò che non si può cambiare, non sa trovare il coraggio per l’uno e la maturità per accettare il secondo.

Prendere coscienza della propria ferocia e della paura giustificata è l’unico pensiero positivo per davvero: per muoversi, con astuzia, con lucidità. Prenditi del tempo allora per fare un piano, stabilire obiettivi e tappe, e poi rimboccati le maniche.

Io sono un testimone: due anni fa ero una larva senza niente e nessuno. Oggi sono un’imprenditrice, ho una casa, ho un’assistente, pochi affetti ma reali e profondi; soprattutto, ho un piano da realizzare. Ho vinto contro quelli che mi dicevano che non ce l’avrei fatta, che ancora si sorprendono di come un’idiota come me possa essere riuscita dove loro, ferventi fedeli del pensiero positivo, arrancano. Perchè io ho fallito, fallisco ancora e non ho più paura di questo, mentre loro non hanno la più pallida idea di quanto abissale sia la loro paura: no, non temo il fallimento. Fallire è l’unica strada per perdere ciò che non serve e ti sta bloccando. Temo di non riuscire a realizzare quel che sono nata per realizzare, la mia essenza. E questa paura mi fa muovere il culo ogni volta che diventa pesante, ogni volta che rischio di appisolarmi negli agi, la pigrizia, la noia, la depressione.

Ho ancora la mia rabbia e le mie paure, per Amore sono il carburante della mia leva. Amore per me, per la vita che persino io merito, per quella che posso ancora cambiare, in cui posso concretamente incidere. E penso che chiunque sia testimone di questo, rappresenta anche un invito: non credo che quelli che gravitano intorno a me finiscano a caso nella mia orbita; se credono, avranno speranza di vita anche loro. Se non credono, saranno perduti nella loro triste vita travestita a festa. Questa è la vera attrazione: chi è in cerca di vie facili e illusorie non può restare a lungo, non tollera la pressione.

La verità, per quanto atroce, va cercata sempre: è l’unico modo per cambiare davvero, sono le uniche fondamenta per costruirci sopra. Scorciatoie non ce ne sono.

Bisogna avere vergogna di sè per arrivare a provare Amore; bisogna provare tristezza per la propria miserabile condizione per desiderare di cambiare. Se ti illudi di mettere un tappeto sopra la polvere distruttiva che è dentro di te, perpetui l’inganno. Vivrai un eterno passato che si ripete, senza sapere perché né come fare a uscirne; schiavo, morirai come un cane, profetizzava Gurdjieff.

E io ho giurato a me stessa che avrei fatto qualunque cosa pur di non farlo; voglio onorare con le mie azioni questo dono che mi è stato fatto due volte: la vita. La prima era solo un respiro di cui non avevo coscienza; la seconda ho aperto gli occhi e ho capito che vivere è una responsabilità. Questo mi spinge sempre oltre, a non fermarmi, a non accontentarmi, a non accettare compromessi seducenti.

Bisogna attraversare l’inferno, per arrivare al paradiso: scorciatoie non ce ne sono.

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